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Barolo, il vino che profuma di viola

 

Barolo, il vino che profuma di viola. Se vi state chiedendo qual è uno dei più grandi vini da invecchiamento di Italia, sappiate che la risposta è molto semplice e la possiamo trovare in Piemonte. Stiamo parlando del Barolo, il grande vino rosso che ha reso celebre l’Italia nel mondo.

Barolo, il vino del conte di Cavour e della marchesa Falletti

A renderlo celebre e ad esaltarne le qualità organolettiche furono Camillo Benso conte di Cavour e la marchesa Giulia Falletti che ne percepirono il grandissimo potenziale e promossero la sua produzione.

Il Barolo, forse inutile ricordarlo, si produce nella zona delle Langhe piemontesi, e si ottiene dalla vinificazione delle uve Nebbiolo.

Bisogna però essere pazienti perché per produrre il Barolo.  Bisogna, infatti, attendere 38 mesi di affinamento di cui 18 in barrique o addirittura 62 mesi se parliamo della riserva. Ciò che lo rende adatto ad un affinamento così lungo è la sua ricchezza polifenolica, sia in tannini che in antociani che conferiscono caratteristiche antiossidanti al vino ed anche una buona struttura al momento della degustazione.

Per quanto riguarda i profumi del Barolo possiamo dire che sono caratteristici gli odori floreali. Ad, esempio la viola. Questi profumi sono dovuti alla presenza di molecole chiamate terpeni. Ma anche note di frutti rossi i cui responsabili molecolari sono gli esteri etilici prodotti durante la fermentazione. E ancora note di liquirizia ceduti dalla barrique durante l’affinamento.

Insomma, il Barolo è un vino spettacolare in tutti i suoi aspetti, sia quelli più tecnici che gli permettono di resistere al tempo, sia anche per i suoi profumi. Probabilmente però per poter degustare un Barolo eccellente dovremmo aspettare anche 10 anni, ma come spesso si dice, è proprio l’attesa che aumenta il desiderio.

 

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Roberto Salvatore Di Fede

Roberto Salvatore Di Fede

Roberto Salvatore Di Fede è un giovane enologo laureatosi in Viticoltura ed Enologia presso il dipartimento di agraria della Federico II. La sua formazione va oltre i confini italiani, ha frequentato anche rinomate scuole enologiche come quella di Bordeaux (Francia), La Rioja e Cádiz (Spagna). Durante l’ultima vendemmia del 2019 ha collaborato con Chateau de Beauregard, una interessanta realtà tra le colline della Borgogna. Ad oggi, per lui, il vino è una passione che si trasforma in lavoro!

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