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Le carote, alleate della pelle e non solo

Le carote, alleate della pelle e non solo.

La carota che consumiamo è la radice di una pianta erbacea della famiglia delle Apiaceae, come il sedano o il prezzemolo, la Daucus carota.

Le prime carote coltivate in Asia circa 5.000 anni fa erano bianche o viola scuro. La classica versione arancione fu selezionata solo nel XVII secolo dagli agricoltori olandesi in onore di Guglielmo d’Orange.

E’ un ortaggio pregevole per molti motivi.
Contiene poche calorie, circa 40 kcal per 100 g. Quasi il 90% del peso è rappresentato da acqua.

La composizione è per l’82% di carboidrati, che danno il sapore dolce, il 13% proteine e il 5% lipidi.

E’ la fonte naturale più ricca di beta-carotene, il pigmento responsabile della colorazione arancione tipica, precursore della vitamina A, che protegge gli epiteli di occhi, cute e mucose e ha un effetto protettivo sul sistema immunitario.

In estate, sebbene non stimoli direttamente la produzione di melanina, si accumula nello strato cutaneo conferendo alla pelle un colorito dorato o ambrato e protegge dalle scottature solari.

La carota contiene ulteriori fattori antiossidanti: alfa-carotene, glutatione, luteina e zeaxantina, falcarinolo (tossina naturale antifungina), licopene (carote rosse).

Questo potere anti-ossidante rende le carote alleate nella difesa da invecchiamento, malattie croniche, cancro.

Le carote sono buone fonti di vitamine (in particolare gruppo B, C, D, E, K), sali minerali (ferro, calcio, magnesio, rame e zinco), fibra alimentare.

Si possono consumare crude, per mantenere intatte le vitamine termolabili come la vitamina C e ottenere un effetto spezza-fame grazie all’alto indice glicemico che genera senso di sazietà, o cotte: la breve cottura e il condimento con olio o burro rende il betacarotene più biodisponibile.

Un consumo eccessivo di carote può portare a una condizione temporanea chiamata carotenemia, che si manifesta con una colorazione giallo-arancione della pelle, soprattutto nelle zone palmo-plantari. Questa condizione è innocua e scompare riducendo il consumo di carote.

Gli antichi Romani consideravano le carote afrodisiache e particolarmente utili per stimolare la fertilità sia maschile sia femminile.

Secondo la leggenda del fiore di carota, raccogliendo un fiore dalla pianta della carota durante una notte di luna piena, si favorirebbe il concepimento.

Per questo motivo nel XVI secolo le donne inglesi adornavano i loro capelli i fiori di carota, così da aumentare la loro fertilità.

Carlo Alfaro

Nato a Sant’Agnello il 30/11/1963, vive a Sorrento, con l’amata sorella e i suoi gatti. Medico pediatra, attualmente ricopre l’incarico di Dirigente Medico di Pediatria presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi, è inoltre Consigliere Nazionale della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) e redattore della Rivista ufficiale della Società, RIMA. Appassionato di divulgazione scientifica, dal 2015 è giornalista pubblicista. Ama i bambini, il teatro, il cinema, la musica, i libri e la Natura. Adora recitare e scrivere testi, organizzare eventi culturali e stare sui social.

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