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Mozzarella, a Sorrento il World Buffalo Congress

Dal 28 al 30 ottobre la Campania ospita il più importante appuntamento scientifico internazionale dedicato alla specie bufalina. Oltre 280 contributi da più di 20 Paesi, 103 comunicazioni orali e 163 poster. L’Italia è il Paese con il maggior numero di studi presentati. Al centro dell’evento i temi della ricerca, dell’innovazione, della sostenibilità e della competitività della filiera.

 

World Buffalo Congress

 Dopo quasi vent’anni il World Buffalo Congress torna in Italia per riunire la comunità scientifica internazionale.

Il congresso, organizzato dall’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, attraverso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, rappresenta uno degli appuntamenti di maggiore rilievo mondiale per il comparto bufalino e costituisce un’occasione privilegiata per mettere in relazione ricerca scientifica, innovazione tecnologica e sistema produttivo. A chiudere i lavori, la mattina del 30 ottobre, è stato invitato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.

UN CONGRESSO DA RECORD

Il ritorno in Italia dell’evento assume un significato particolare anche alla luce della crescita e delle trasformazioni che stanno interessando la filiera bufalina a livello mondiale. Nel mondo si stimano oltre 220 milioni di bufali, concentrati soprattutto in Asia ma sempre più presenti anche in Europa e nelle Americhe. La bufala non rappresenta soltanto una risorsa per la produzione di latte e carne, ma costituisce un patrimonio economico e sociale per milioni di allevatori e una filiera sempre più orientata verso innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle produzioni di qualità.

La dimensione scientifica del World Buffalo Congress 2026 emerge innanzitutto dai numeri. Sono 283 gli abstract arrivati da oltre venti Paesi, a testimonianza della forte partecipazione internazionale.

L’Italia si colloca al primo posto con 82 contributi scientifici, pari al 28,5% del totale, davanti a India, con 40 abstract, e Pakistan, con 32. Seguono Thailandia, Brasile, Filippine e Cina. Un risultato particolarmente significativo perché il patrimonio bufalino italiano rappresenta soltanto una quota limitata della popolazione mondiale.

La leadership italiana, dunque, si fonda soprattutto sulla qualità della ricerca e sulla capacità di trasferire conoscenze e innovazione alla filiera produttiva. L’elevato livello dei lavori è confermato anche dalla selezione operata dal Comitato Scientifico.

A fronte di 181 comunicazioni orali inizialmente considerate, 103 studi saranno presentati oralmente, mentre 163 saranno esposti in formato poster. I temi affrontati fotografano con chiarezza le nuove frontiere della ricerca.

La genetica è l’area più rappresentata, con 50 abstract, seguita dalla riproduzione con 48 contributi e dalla salute e dal benessere animale con 46. Nel complesso, 119 contributi, oltre il 40% dell’intero congresso, riguardano innovazione tecnologica, miglioramento genetico e sostenibilità.

 

LA BUFALA DEL FUTURO

Il congresso sarà un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni che stanno interessando la zootecnia bufalina. La genetica e la genomica consentono oggi di individuare marcatori legati a fertilità, qualità del latte, efficienza alimentare, resistenza alle malattie e capacità di adattamento agli stress ambientali. Parallelamente, la Precision Livestock Farming sta introducendo nelle aziende strumenti come sensori indossabili, boli ruminali, sistemi di visione artificiale, algoritmi di intelligenza artificiale e sistemi predittivi, capaci di monitorare in tempo reale le condizioni degli animali e di supportare le decisioni dell’allevatore.

 

redazionale

Direttore del GrandFoood e di Napolipost

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