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Mozzarella, i nuovi traguardi

Massimi esperti internazionali su genomica, zootecnia di precisione, sostenibilità e nuovi alimenti. Ed ancora di ricerca scientifica, innovazione tecnologica, genetica, impatto ambientale e valorizzazione delle produzioni alimentari riuniti per 14ª edizione del World Buffalo Congress.

Il più importante appuntamento scientifico internazionale dedicato alla zootecnia bufalina, li ha riuniti a Sorrento, dal 28 al 30 ottobre 2026, presso l’Hotel Hilton Sorrento Palace.

Il Congresso ha rappresentato anche un importante riconoscimento al ruolo dell’Italia, e soprattutto della Campania, che si confermano punti di riferimento mondiali per la ricerca, l’allevamento e la trasformazione dei prodotti bufalini grazie allo sviluppo di competenze, tecnologie e modelli produttivi riconosciuti a livello internazionale.

L’organizzazione dell’evento è stata curata dalla IBF, International Buffalo Federation (Federazione Internazionale del Bufalo), organismo internazionale impegnato nella promozione dello sviluppo dell’allevamento bufalino, nella cooperazione tra i Paesi produttori e nel sostegno alla ricerca scientifica.

La Federazione è presieduta da Giuseppe Campanile, professore di Zootecnia presso la Facoltà di Medicina Veterinaria.

Alla realizzazione del Congresso hanno collaborato le principali istituzioni e organizzazioni italiane che operano nel settore: il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (UNINA), l’Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina (ANASB), l’Associazione RIS Bufala, il Consorzio per la Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, i Ministeri dell’Agricoltura e della Salute, assieme alle aziende della filiera della carne e dei prodotti lattiero-caseari bufalini.

La ricerca

La dimensione internazionale dell’evento è stata testimoniata dai 283 studi scientifici pervenuti da ben 20 Paesi, un patrimonio di conoscenze che ha permesso di approfondire tutti gli aspetti della filiera bufalina.

Le relazioni e i contributi presentati hanno spaziato dalla genomica alla riproduzione, dalla nutrizione alla fisiologia, dalla prevenzione delle malattie alla qualità delle produzioni, dal benessere animale all’impatto ambientale degli allevamenti.

Il confronto tra studiosi provenienti da differenti aree geografiche ha offerto l’opportunità di mettere a disposizione esperienze maturate in contesti produttivi anche molto diversi.

L’allevamento bufalino, infatti, non è più una realtà circoscritta ad alcune aree tradizionali, ma un comparto in crescita in numerosi Paesi, dove la bufala rappresenta una risorsa importante per la produzione di latte e carne e per lo sviluppo delle economie rurali.

Il Congresso ha quindi costituito un’occasione privilegiata per condividere risultati, discutere criticità, individuare nuove prospettive di ricerca e favorire collaborazioni scientifiche e commerciali.

Un passaggio fondamentale in un momento storico nel quale la zootecnia è chiamata a coniugare efficienza produttiva, qualità degli alimenti, tutela dell’ambiente e rispetto delle esigenze fisiologiche degli animali.

L’Italia all’avanguardia nella selezione genetica: il primo indice genomico per il bufalo Uno dei settori nei quali l’Italia ha raggiunto risultati di particolare rilievo è quello del miglioramento genetico.

L’esperienza maturata negli allevamenti italiani, sostenuta dalla ricerca universitaria e dal lavoro delle associazioni di allevatori, ha permesso di sviluppare strumenti sempre più sofisticati per selezionare animali con caratteristiche produttive e funzionali migliori.

I traguardi

Primo indice genomico al mondo specificamente dedicato alla specie bufalina.

Attraverso l’analisi del DNA è possibile individuare già nelle prime fasi della vita dell’animale le sue potenzialità genetiche, stimando caratteristiche legate alla produzione di latte, alle capacità riproduttive e alla longevità.

Si tratta di un’evoluzione significativa rispetto ai tradizionali sistemi di selezione, che richiedevano tempi più lunghi e l’osservazione delle prestazioni produttive degli animali e dei loro discendenti.

La selezione genomica consente di accelerare il progresso genetico, orientando le scelte degli allevatori verso soggetti che presentano caratteristiche favorevoli non soltanto sotto il profilo quantitativo, ma anche per quanto riguarda la funzionalità, la robustezza e la durata della carriera produttiva.

L’obiettivo non è semplicemente ottenere bufale più produttive, ma costruire mandrie geneticamente più efficienti, sane e longeve, capaci di garantire risultati economici migliori attraverso una gestione razionale e rispettosa del benessere animale.

Zootecnia di precisione

Robot, sensori e intelligenza tecnologica negli allevamenti Un altro tema di grande interesse è stato quello della zootecnia di precisione, o Precision Livestock Farming, un insieme di tecnologie che permette di monitorare continuamente le condizioni degli animali e dell’ambiente nel quale vivono. Anche in questo campo l’Italia ha sviluppato esperienze e soluzioni innovative negli allevamenti bufalini: robot di mungitura, sensori ambientali, sistemi automatici di rilevamento dei parametri fisiologici e comportamentali e strumenti digitali per la gestione delle mandrie stanno progressivamente trasformando il lavoro negli allevamenti. La possibilità di raccogliere e analizzare grandi quantità di dati consente di individuare precocemente eventuali alterazioni dello stato di salute, modificazioni del comportamento, problemi alimentari o condizioni ambientali sfavorevoli.

Particolare attenzione è stata riservata allo stress da caldo, una problematica importante per la specie bufalina, soprattutto nei periodi estivi e nelle aree caratterizzate da temperature elevate e forte umidità.

A questo scopo è stato messo a punto il THI (Temperature Humidity Index), un indice che combina temperatura e umidità ambientale per stimare il rischio di stress termico.

Il suo monitoraggio permette di intervenire tempestivamente attraverso sistemi di ventilazione, raffrescamento e gestione degli ambienti, migliorando il comfort degli animali e limitando le ripercussioni negative sulle prestazioni produttive e riproduttive.

 

La sostenibilità

Anche l’allevamento bufalino, come tutti i comparti della zootecnia moderna, è chiamato a ridurre il proprio impatto ambientale, migliorando l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e contenendo le emissioni inquinanti.

Tra le soluzioni discusse figurano la formulazione di razioni alimentari sostenibili, la riduzione delle emissioni di gas serra, il contenimento delle perdite di azoto e dei nitrati, la gestione dei reflui zootecnici e l’applicazione dei principi dell’economia circolare.

La nutrizione rappresenta uno degli strumenti più importanti per raggiungere questi obiettivi.

Una razione correttamente formulata, calibrata sulle esigenze fisiologiche e produttive degli animali, può migliorare la digeribilità degli alimenti, ridurre gli sprechi e aumentare l’efficienza con cui i nutrienti vengono trasformati in latte e carne.

Parallelamente, una gestione razionale degli effluenti di allevamento può consentire il recupero di sostanze nutritive da reimpiegare in agricoltura, trasformando quello che viene considerato un problema ambientale in una risorsa per la fertilizzazione dei terreni.

L’economia circolare offre interessanti opportunità per integrare allevamento, agricoltura e industria alimentare in un sistema produttivo più efficiente e meno impattante.

 

 

Carlo Alfaro

Nato a Sant’Agnello il 30/11/1963, vive a Sorrento, con l’amata sorella e i suoi gatti. Medico pediatra, attualmente ricopre l’incarico di Dirigente Medico di Pediatria presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi, è inoltre Consigliere Nazionale della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) e redattore della Rivista ufficiale della Società, RIMA. Appassionato di divulgazione scientifica, dal 2015 è giornalista pubblicista. Ama i bambini, il teatro, il cinema, la musica, i libri e la Natura. Adora recitare e scrivere testi, organizzare eventi culturali e stare sui social.

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