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Disturbi alimentari, cosa fare

Disturbi alimentari, cosa fare

Disturbi alimentari, cosa fare. Oltre che un bisogno biologico primario, il cibo è uno strumento simbolico.  Un codice di comunicazione che esprime l’identità dell’individuo e della cultura cui appartiene. Ciò lo rende anche protagonista di emozioni e conflitti. E’ quanto accade nel caso dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), condizioni multifattoriali che rappresentano il prodotto di un mosaico di fattori genetici, biologici, familiari, personali e psicologici. Essi si esprimono attraverso condotte alimentari alterate, controllo ossessivo sulla funzione alimentare e sul peso corporeo, disturbi dell’immagine corporea.
Alla base, un pensiero rigido su peso e alimentazione. Questo pensiero subdolamente diventa ossessivo e pervasivo condizionando mente e azioni. Un forte senso di inadeguatezza, insicurezza e incapacità di affrontare le difficoltà. Ed anche uno sfondo depressivo della personalità, vengono compensati dalla sensazione di forza data dalla capacità di controllo del cibo e del corpo.

Disturbi alimentari, cosa fare

La patologia è favorita dalla pressione della cultura dominante sulla forma fisica, che fornisce a questi soggetti psicologicamente vulnerabili la forma da dare al loro intimo disagio emotivo. Aumentano infatti le persone che seguono diete incongrue per perdere peso anche non avendone un reale bisogno o intraprendono attività sportive solo con il preciso intento di dimagrire: sono a rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari.

Le tre categorie classiche di DCA sono: anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata.

Anoressia

L’anoressia nervosa, caratterizzata da restrizione dell’apporto energetico rispetto al bisogno, percezione distorta del proprio peso e ossessione di controllo dell’introduzione del cibo, avrebbe una forte base genetica. Una ricerca uscita su Nature Genetics ha identificato 8 geni collegati in modo significativo alla malattia. Si tratta di geni già noti per il loro ruolo in disturbi depressivi e ossessivo-compulsivi, ma anche nella predisposizione all’attività fisica e ad alterazioni del metabolismo, suggerendo che le anomalie metaboliche spesso osservate nei pazienti con anoressia non siano solo conseguenza del digiuno, ma potrebbero in realtà precedere e contribuire allo sviluppo del disturbo.

Bulimia nervosa

La bulimia nervosa, che è in aumento rispetto all’anoressia e interessa persone più grandi, ne rappresenta spesso una evoluzione (il 25-35% dei bulimici ha sofferto di anoressia) e condivide la stessa ossessione per il cibo e il peso, con la differenza che il controllo del peso viene attuato non attraverso restrizione dell’apporto calorico ma tramite condotte di compenso dell’eccessivo introito alimentare, quali manovre di eliminazione (induzione del vomito, assunzione di diuretici o lassativi) o comportamenti compensatori (attività fisica sostenuta, digiuno successivo).

Alimentazione incontrollata

Il disturbo da alimentazione incontrollata, o Binge Eating Disorder (BED, Disturbo da Abbuffata Compulsiva), frequente negli adolescenti, si manifesta con episodi di perdita di controllo rispetto all’introduzione del cibo che viene assunto in modo esagerato, parossistico e angoscioso. Non sono presenti pratiche di controllo dell’eccessivo introito alimentare, per cui chi ne è affetto è quasi sempre obeso o in notevole sovrappeso.

 

Altre forme

Altre forme di DCA sono: la Vigoressia, o Anoressia Inversa, ossessione per la muscolatura prestante, che porta ad iper-controllo su tono muscolare, allenamento, massa magra, dieta ipocalorica e iperproteica, spesso anche con uso di sostanze illegali per pompare il fisico, che appare sempre troppo esile;
Ortoressia

l’Ortoressia, ossessione per il mangiare sano, con morbosa restrizione del cibo considerato poco salutare, attraverso una selezione rigida degli alimenti e un’eccessiva scrupolosità con cui si ricerca cibo “puro”;

Drunkoressia

la Drunkoressia, una forma al limite tra disturbo alimentare e dipendenza alcolica, frequente nelle adolescenti, che consiste nel digiunare durante il giorno per poi sballarsi con l’alcol durante gli happy hour;

Disturbo Evitante/Restrittivo

il Disturbo Evitante/Restrittivo nell’Assunzione di Cibo (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder, ARFID), una forma di rifiuto del cibo che, a differenza dell’anoressia nervosa, non è collegata a una immagine distorta del proprio corpo né a paura di prendere peso, ma a puro e semplice disinteresse e selettività verso gli alimenti. Colpisce soprattutto i bambini, già da 2-3 anni fino alla preadolescenza, e in particolare i maschi. Sono fattori di rischio alcuni fenomeni che si stanno osservando in età infantile, come i disturbi della masticazione, dovuti al rifiuto di cibi solidi che non consente l’adeguato sviluppo della mandibola in età precoce, e i “picky eaters”, i mangiatori “schizzinosi” che dicono no a priori a moltissimi cibi.

Dipendenza da esercizio fisico

Un’altra forma collegata ai DCA è la dipendenza da esercizio fisico, che risulta quasi 4 volte più comune tra le persone con un disturbo alimentare, al punto da costituirne un significativo indicatore di rischio. In realtà entrambe le condizioni, dipendenza dall’esercizio fisico e disturbi alimentari, hanno tratti di comportamenti ossessivo-compulsivi. I DCA, peraltro aumentati, a livello globale, durante la pandemia, colpiscono 3-4 milioni di Italiani, senza considerare i casi sommersi, con netta prevalenza nelle donne ma con aumento dei casi nel sesso maschile (rapporto uomini/donne circa 2 a 8).

Età

L’età in cui si registra il picco di esordio dei DCA è tra i 14 e i 19 anni, ma l’incidenza nella fascia tra 8 e 12 anni è quasi raddoppiato dal 2006 ad oggi. Aumentano anche i casi in età adulta.  Sino al 3% delle donne tra i 40 e i 50 anni. La diagnosi precoce, che influenza il successo della terapia, rappresenta una sfida difficile.

I familiari e gli insegnanti devono prestare attenzione a sintomi di allarme quali perdita repentina di peso, scarso appetito, progressiva riduzione e selezione dei cibi, adozione di regole dietetiche estreme e rigide, salto dei pasti, vomito abituale, aumento smodato dell’attività fisica, cambiamenti del tono dell’umore, perdita di interessi, chiusura in se stessi, alterazioni del sonno, paura di ingrassare con eccessiva attenzione alla bilancia, auto-svalutazione, calo del rendimento scolastico. Sintomi fisici possono contemplare: vertigini, senso di testa vuota, stanchezza, sensazione di freddo, dolori addominali, stitichezza, amenorrea, alterazioni di capelli, pelle, unghie, denti.

I rischi

I DCA possono comportare nel tempo grossi rischi per la salute come danno cardiaco e degli altri organi, compromissione della crescita staturale, osteoporosi, oltre ad associarsi ad altri disturbi della mente come ansia e depressione. Rappresentano, tra le patologie psichiatriche, quelle col più alto indice di mortalità, in particolare, nel caso dell’anoressia nervosa, il rischio di morte è 10 volte maggiore di quello di persone sane della stessa età e sesso. Queste malattie non guariscono con la sola volontà del paziente: occorre un approccio integrato da parte di un’équipe multidisciplinare e multiprofessionale di esperti.

Carlo Alfaro

Nato a Sant’Agnello il 30/11/1963, vive a Sorrento, con l’anziana madre e i suoi gatti. Medico pediatra, attualmente ricopre l’incarico di Dirigente Medico di Pediatria presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi, è inoltre Consigliere Nazionale della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) e redattore della Rivista ufficiale della Società, RIMA. Appassionato di divulgazione scientifica, dal 2015 è giornalista pubblicista. Ama i bambini, il teatro, il cinema, la musica, i libri e la Natura. Adora recitare e scrivere testi, organizzare eventi culturali e stare sui social.

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